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A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire

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Legislazione e normativa su misurazioni e limiti

Misura

Ometteremo di scendere nei dettagli della misurazione quantitativa. Il metodo di riferimento per la misurazione è comunque quello gravimetrico, in cui la quantità di polveri fini si ottiene pesando un filtro prima e dopo averlo fatto interagire in maniera opportuna con una quantità nota di aria. Le frazioni di diversa grandezza delle polveri sottili vengono separate sfruttando il fatto che all'interno di un flusso d'aria esse si depositano in maniera differente a seconda del loro diametro equivalente.

La normativa vigente prevede vari tipi di siti di misurazione:

  • Stazioni urbane: quelle negli agglomerati urbani ad alta densità abitativa. Si dividono a loro volta in:
    • Siti di monitoraggio del fondo urbano: Devono essere posizionate lontano dall'influsso di emissioni locali come traffico, distributori di carburanti, etc… La zona deve essere areata. Possono trovarsi all'interno di parchi (ma lontano dagli alberi), in strade senza traffico in zone residenziali.
    • Siti di monitoraggio del traffico: in zone trafficate, ma comunque ad almeno 25 m dal bordo di grandi incroci, e almeno 4 m dal centro della corsia, ma a non più di 10 m dal bordo stradale.
  • Stazioni rurali: A più di 20 km dagli agglomerati urbani e a più di 5 km da zone edificate di altro tipo, quali industrie e autostrade. Devono tenere conto delle condizioni geografiche e meteorologiche.
  • Stazioni remote: Lontane da qualsiasi agglomerato urbano o industriale. Su monti o simili.

Attualmente gli autori non hanno fatto un censimento puntuale con verifica delle centraline attualmente in funzione (in Milano, Lombardia o altro) per ovvii motivi di risorse e tempo a disposizione limitato. Il nostro sospetto è che, dato che ci troviamo in un paese “approssimativo” per tradizione e cultura, alcune, se non molte, di queste non siano proprio a norma e siano state addirittura installate in modo da misurare livelli artificiosamente elevati, si pensi ad esempio alla stazione del Verziere a Milano, situata proprio su un grande incrocio!

Limiti

La normativa italiana relativa alle polveri fini e ai valori ammessi prende spunto da leggi europee, che a partire dal 1999 definiscono i vari inquinanti e fissano i valori limite.

La normativa prevede l'individuazioni di zone e agglomerati, ovvero unità territoriali di base rispetto a valutazione e gestione della qualità dell'aria. In particolare, gli agglomerati sono zone con più di 25000 abitanti, o aree con densità abitativa sufficientemente alta da poterle considerare tali.

Le autorità sono tenute a predisporre piani per scendere sotto i limiti di legge nelle zone in cui i limiti non vengono rispettati e per fare in modo che essi non vengano superati dove ciò non accade.

Sono solitamente definiti un valore limite e un valore obiettivo. Il primo è il valore che non va superato per evitare danni alla salute e all'ambiente nell'immediato. Il secondo è invece il valore sotto cui scendere per evitare danni a medio e lungo termine. Per esso viene indicato un orizzonte temporale entro cui esso va raggiunto.

Nel 2008 sono stati introdotti a livello europeo specifici limiti anche per il PM2,5 e l'obbligo di valutazione della composizione delle polveri sottili, in particolare del PM2,5 nei siti di fondo.

Da quache tempo è stato anche aggiunto anche l'obbligo di scorporo dalle misure delle centraline del valore di “fondo naturale”, esso cioè non è da considerare ai fini della valutazione del rispetto dei limiti indicati dalla normativa (riguardo a ciò i dettagli su come individuare il fondo naturale si sarebbero dovuti definire entro il 11/06/2010, i nostri amministratori sono inadempienti da questo punto di vista). (cfr. Implementation of ambient air quality legislation e establishing guidelines for demonstration and subtraction of exceedances attributable to natural sources under the Directive 2008/50/EC on ambient air quality and cleaner air for Europe)


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